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STRÙERE:

2016 – 2017

6 dittici con stampe Fine Art da negativi b/n e diapositive, acqua e calce

157,5 x 56,5 cm. ciascuno

“Strùere” è una parola latina che si può tradurre con ‘costruire’, ma anche con ‘ammucchiare’. I due punti presenti nel titolo dell’opera pretendono una specifica, una conseguenza; introducono e dimostrano. I dittici fotografici accostano due immagini di natura differente, con l’intento di creare ciò che sta dopo i due punti. Le capanne fotografate nelle panoramiche in bianco e nero sono dei rifugi precari che sembrano nascere per il solo piacere di costruire: il fiume Ombrone, in Toscana, ha un letto particolarmente sedimentoso a causa della forte erodibilità delle formazioni argillo-sabbiose dei terreni su cui scorre; questi non riescono a trattenere gli argini, per cui l’Ombrone è un fiume ricco di tronchi e arbusti che trasporta fino alla foce, ma la corrente e le onde del mare li trascinano a riva, dove si sedimentano. Con i tronchi abbandonati l’uomo ha l’istinto primo di costruire delle capanne.

L’artista ha accostato queste fotografie con stampe da diapositive che recupera e colleziona andando a costruire un archivio personale di immagini abbandonate. Esse rappresentano degli spaccati di vite anonime nei cui gesti e scenari, proprio perché inseriti in quell’anonimato, ci riconosciamo.

Le prime raffigurano dei rifugi costruiti con dei detriti, le seconde sono esse stesse detriti.

Sulle fotografie sono stati eseguiti degli interventi di acqua e calce, noto materiale da costruzione. La soluzione è pazientemente stratificata in innumerevoli velature sui tronchi e sulle braccia dei personaggi raffigurati.

La vita si identifica nel costruire, che di conseguenza è metafora della sedimentazione delle esperienze attraverso il lento assorbimento della memoria delle cose.


“Strùere” is a latin word that could be translated with “to build” but also with “to batch”. The colon included in the piece of work title, claim a detailed description, a result; they introduce and prove. The photographic approach diptychs two pictures of a different nature, with the purpose of creating what is after the colon. The huts pictured in the black and white panning shots are temporary shelters that seem to spring up only for the pleasure of building them: the Ombrone river, in Tuscany, has a particular deposit in its bed, caused by the erodible nature of the sandy-clay formation of the land where it flows; they fail to restrain the banks, therefore the Ombrone river carries a lot of trunks and shrubs that are often transported to the mouth of the river itself. But the current and the waves of the sea drag them to the shore, where they lay for sometime. With these abandoned trunks, man had the instinct to build some huts.

The artist matched these pictures with prints from slides. They retrieve and collect them, building an abandoned image archive. They represent samples of anonymous lives in which we all recognize each another, because of  the anonymous nature of them. 

The first ones show some debris made shelters, the second one are debris themselves.

On the pictures some water and quicklime interventions were performed. The blend is partially stratified in countless glazes on the trunks and on the characters arms.

Life is identified in building, therefore it’s a metaphor of the sedimentation of the experiences through the slow absorption of the memory of objects.