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RESIDUI. Teca #1, Teca #2

2015

collage fronte/retro, proiezione di diapositive 24x36mm

130,5x94x10 cm.; 69x66x7 cm.

Il residuo è quel che resta, è il rimanente o anche l’avanzo. Il residuo è tributario di un modo di gestione selettivo e deriva più in generale da un principio di organizzazione e scelta, in quanto cosa abbandonata. La tecnica del collage è quella che meglio si presta a rispecchiare la dinamica del rimasuglio. Accostando materiali e immagini di scarto in composizioni sotto vetro, l’artista ha voluto ridare valore a residui della memoria: queste teche sono mappe del tesoro e allo stesso tempo scrigni preziosi; sono contenitori di scarti e detriti che raccontano cittadinanze e convivenze tra elementi eterogenei.

Ciascuna teca è accompagnata da una proiezione di diapositive recuperate, che si va a inserire e sovrapporre alla composizione per mantenere una sorta di continuità narrativa. Mediante l’uso di reperti fotografici l’artista procede a un’attività di costruzione orientata a trattenere frammenti di vita vissuta, testimonianze personali bloccate nel tempo, ricordi materializzati a cui viene assegnato un valore simbolico: queste immagini, come parte dei materiali utilizzati per i collages, erano diventate scomode, ingombranti, inutili per chi ha voluto disfarsene. Sono dei residui.

Si attua – attraverso l’utilizzo di immagini fotografiche prodotte da altri, da chiunque – una visione rassicurante e prevedibile, perchè conosciuta, memorizzata e standardizzata: guardiamo queste immagini del passato con trasporto nostalgico, ma senza particolari sorprese. Esse sono intimamente insediate dentro la mente umana, sono residui di una memoria che diamo per scontata.


The remain is what’s left, it is the residual or the left over. The remain is a way of selective management and, generally speaking, comes from an organizing principle of choice, an abandoned item. The collage technique is the one that represents better the remain dynamics. Combining leftover materials and images in under glass compositions, the artist wanted to give value back to memories remains: these cases are both treasure maps and precious caskets, they are containers of waste and debris that tell citizenships and cohabitations between heterogeneous elements.

Each case is accompanied by some retrieved slideshows, that complete the composition, keeping a sort of narrative continuity. Using this photographic exhibits, the artist carries out a construction activity geared to retain fragments of lived lives, personal testimonies locked in time, materialized memories to which is given as a symbolic value: these images, like part of the materials used for the collages, had become uncomfortable, bulky, useless for those who wanted to dump them. They are remains.

Through the use of images made by anyone, a reassuring and predictable vision takes place. It’s this way because it’s well known, well stored and standardized: we look at those images from the past with sentimentality, but without surprises. They are intimately settled inside the human mind, they are remains of a memory that we take for granted.