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DISPERSIONE

2017

20 stampe Fine Art da negativi su carta cotone, b/n e colore; 5 lettere trovate; 5 nastri di cotone bianco

misure ambiente

Dispersione è un’installazione formata da 20 fotografie, 5 lettere trovate e 5 nastri di cotone bianco, che costituiscono il risultato di un atto performativo privato svoltosi sulle Alpi Marittime, in una parte del Parco del Marguareis.

Il progetto si apre ad una riflessione sulla relazione tra solitudine e comunicazione, sull’equilibrio critico di irrequietezza e stabilità, sul significato di valore e conservazione, sul legame con la vulnerabilità, l’errore e il rischio.

Le 5 lettere che fanno parte dell’opera sono scritte a mano da mittenti a me sconosciuti, datate 1916, 1944, post 1946, 1959, 1968. Questi scritti rappresentano per me un modo per avviare un dialogo simbolico con le cose che resistono la cui dispersione può essere determinata dal caso o dall’intenzione. Ho cercato di decrittare le calligrafie, il senso di un segno marginale di queste lettere dimenticate, ma esse sono privatissime mappature. Posso così leggere il pensiero di un ignoto, una traccia che, nella disattenzione e nel disordine del mondo, è riuscita a sopravvivere. 

Il termine ‘dispersione’, oltre a significare disaggregazione e sparpagliamento, indica una possibile fase della vita di un lupo; a volte un esemplare lascia il proprio branco e si allontana per non tornare. La dispersione rappresenta una fase critica nella vita di un lupo: è un solitario, un disadattato, uno scarto che cerca il proprio riscatto.

Negli anni ’90, a 70 anni dalla sua scomparsa, è stato ufficialmente osservato e riconosciuto il ritorno spontaneo del lupo nelle Alpi Marittime.

L’atto performativo, organizzato in una salita e una discesa in due giorni differenti, si è svolto sul sentiero che da Carnino Superiore porta alla Punta Marguareis. Durante la salita ho letto ad alta voce le parole scritte, adattando la lettura con il ritmo del mio cammino e del mio respiro, per poi disperderle un’altra volta lasciandole a terra, sotto un sasso. Quest’abbandono volontario, come una sorta di oblio vigile, ha esorcizzato la convinzione di conservare tutto, in quello spazio della mente in cui, grazie al camminare, non mi ponevo domande.

I 5 piccoli nastri di stoffa bianca mi hanno permesso, legandoli all’albero più vicino, di riconoscere, durante la discesa, il luogo nel quale avevo “disperso” ciascuna lettera. 

Le 20 fotografie che fanno parte dell’installazione sono il risultato di una selezione degli scatti eseguiti durante la camminata. 

Esse sono accomunate da un’inquadratura caratterizzata da una forma circolare che chiude la scena come un mirino, a volte ben visibile, altre volte appena accennato ai bordi: la visione si è concentrata seguendo un’immaginaria linea di forza verso una prospettiva solitaria e condensata.

 


 

Dispersione is an installation consisting of 20 photographs, 5 found letters and 5 white cotton ribbons, which are the result of a private performative act held in the Maritime Alps, in a part of the Marguareis Park.

The project opens up to reflections on the relationship between loneliness and communication, on the critical balance of restlessness and stability, on the meaning of value and conservation and on the link with vulnerability, error and risk.

The 5 letters that are a part of the work are handwritten by senders unknown to me, dated 1916, 1944, post 1946, 1959, 1968. These writings represent for me a way to start a symbolic dialogue with the things that resist and whose dispersion can be determined by chance or intention. I have tried to decrypt the calligraphy and the sense of these forgotten letters, but they are very private mappings. Like this I can read the thought of an unknown, a trace that in the carelessness and disorder of the world, though has managed to survive.

The term ‘dispersion’, in addition to signifying disaggregation and scattering, indicates a possible phase in the life of a wolf; sometimes a specimen leaves its pack and goes away in order not to return. The Dispersion represents a critical phase in the life of a wolf: it is a loner, a misfit, a waste that seeks its own redemption.

In the 90s, 70 years after its disappearance, the spontaneous return of the wolf to the Maritime Alps was officially observed and recognized.

The performance act, organized in an ascent and a descent in two different days, took place on the path where Carnino Superiore leads to Punta Marguareis. During the ascent I read the written words aloud, adapting the reading to the rhythm of my walk and breath, where after I scattered them yet another time leaving them on the ground, under a stone. This voluntary abandonment, like a sort of vigilant oblivion exorcised the belief of preserve everything, in that part of the mind where, thanks to walking, I didn’t ask myself questions.

The 5 small ribbons of white cotton allowed me to recognize, by binding them to the nearest tree during the descent, the place where I had “scattered” each letter.

The 20 photographs that are part of the installation are the result of a selection of the shots taken during that walk.